L'Agnese va a morire

scritto da Renata Viganò


Autrice

Renata Viganò nasce a Bologna il 17 giugno 1900 in una famiglia dalle forti idee socialiste e in un ambiente culturale molto stimolante. Dopo una prima formazione tecnica, passa al liceo classico e manifesta presto una vocazione letteraria, pubblicando le raccolte poetiche "Ginestra in fiore" e "Piccola fiamma".

A causa delle difficoltà economiche provocate dalla guerra, abbandona gli studi e lavora come inserviente e infermiera, esperienza che segnerà profondamente la sua vita. Nel 1937 sposa lo scrittore Antonio Meluschi, con cui adotta un figlio.

Durante la Resistenza partecipa attivamente alla lotta partigiana come staffetta e infermiera, collaborando anche alla stampa clandestina.

Nel 1949 pubblica "L'Agnese va a morire", considerato uno dei più importanti romanzi della Resistenza, con cui vince il premio Viareggio. Muore a Bologna il 23 aprile 1976.


Prima parte

La prima parte del romanzo "L'Agnese va a morire" di Renata Viganò introduce il contesto storico della Resistenza e presenta la protagonista, Agnese, una donna anziana che mantiene la famiglia lavorando come lavandaia, poiché il marito Palita è malato.

Nonostante il suo odio per fascisti e tedeschi, Agnese aiuta un soldato disertore nascondendolo in casa. Poco dopo, Palita viene catturato dai tedeschi e deportato, e Agnese scopre successivamente che è morto durante la deportazione. Questo evento segna profondamente la donna. In seguito, Agnese entra in contatto con i partigiani comunisti, amici del marito, e decide di unirsi alla Resistenza.

La sua rabbia per l'occupazione tedesca culmina nell'uccisione di un soldato tedesco responsabile della morte della sua gatta, ultimo ricordo di Palita. La prima parte si conclude con la partenza di Agnese insieme ai partigiani verso un rifugio.


Seconda parte

Nel rifugio partigiano Agnese si adatta rapidamente alla nuova vita, dimostrando grande forza, coraggio e determinazione nonostante l'età e le difficoltà. Diventa una staffetta instancabile, trasportando messaggi, armi e rifornimenti attraverso un territorio sempre più pericoloso, minacciato dai rastrellamenti tedeschi.

La sua dignità e fermezza la rendono un punto di riferimento morale per i compagni e rafforzano il suo legame con il partito comunista. Agnese diventa capo delle staffette e stringe amicizia con Rina.

Durante un trasferimento, le due vengono fermate dai tedeschi: Rina riesce a fuggire, mentre Agnese viene rilasciata. Rifugiatesi nella casa di Walter, trovano un breve momento di pace, ma la casa viene distrutta dai bombardamenti alleati e Walter viene catturato e imprigionato in una caserma militare tedesca. In seguito la caserma viene liberata dai partigiani, e il Comandante, segnato dalla morte dell'amico Cinquecento, ordina la fucilazione dei soldati tedeschi.


Terza parte

Agnese rischia nuovamente la vita durante una missione, ma viene salvata dall'intervento di Clinto, che uccide alcuni soldati tedeschi. Con l'arrivo dell'inverno e il rallentamento degli Alleati, i partigiani sono costretti a continuare la lotta da soli, affrontando freddo, fame e una grave crisi interna.

Dopo l'abbandono del primo accampamento e il trasferimento alla Caserma, rifugio in cui alcuni partigiani tentano di disertare e vengono uccisi. Il gruppo, cerca di mantenere i collegamenti, costruendo una barca per superare il ghiaccio, ma infine il Comandante ordina lo scioglimento delle formazioni fino alla primavera.

Durante la ritirata, molti partigiani muoiono in vari scontri, e solo pochi riescono a raggiungere il fronte alleato. Agnese viene catturata dai tedeschi, imprigionata in una stalla e infine uccisa brutalmente, morendo sola sulla strada.


Consiglio di lettura

Il romanzo “L'Agnese va a morire” di Renata Viganò pubblicato nel 1949 è un classico della letteratura della Resistenza. Il libro racconta la Lotta Partigiana condotta dagli italiani negli anni 1943-1945 contro il Nazifacismo. La vicenda è raccontata dalla prospettiva di Agnese, la protagonista del libro che rappresenta Renata Viganò stessa perché entrambe hanno partecipato attivamente alla Resistenza Partigiana.

La Viganò si sofferma in modo particolare sull'importanza che le donne hanno avuto all'interno della Guerra, descrivendole come parte integrante del Movimento Partigiano. Questo romanzo ha un significato profondo perché nella storia sono stati scritti pochi libri che trattano la tematica della Seconda Guerra Mondiale secondo la prospettiva delle donne. Infatti sono poche le autrici che vengono ricordate per aver scritto romanzi che testimoniano l'orrore della guerra visto dagli occhi delle donne.

Grazie alla fittissima rete di staffette, migliaia di partigiane hanno rischiato la loro vita per portare rifornimenti e messaggi ai partigiani,salvandoli e dando così un contributo fondamentale per la liberazione del Paese. Durante la Guerra le donne venivano spesso escluse dal trionfo partigiano, come racconta anche la Viganò nel suo libro, che è spesso associato solamente al Movimento maschile.

Consigliamo la lettura di questo romanzo per ampliare le proprie conoscenze storiche, politiche e culturali sull'argomento della Seconda Guerra Mondiale e per mettersi nei panni di tutte quelle donne che hanno lottato e sofferto per la libertà.